C’è un momento preciso in cui capisci che stai vivendo qualcosa che ti cambierà per sempre. Per me è stato quando ho affondato le mani nella fanghiglia salmastra di un’estesa area di mangrovieto keniano, circondata da donne che ridevano e cantavano mentre piantavamo i primi germogli. Avevo viaggiato per più di ottomila chilometri per portare sul campo il progetto Astrixion for Planet, e in quell’istante mi è stato chiaro che il senso più profondo della sostenibilità è la connessione – con la terra, con le persone, con se stessi.
Arrivo in Kenya: l’impatto sensoriale e umano
Lo sbarco a Mombasa, con la sua umidità avvolgente, è stato come entrare in un altro ritmo, in un’altra dimensione. Il cielo sembrava più basso, i colori più saturi, i rumori più vivi. Le strade polverose si alternavano a tratti di natura rigogliosa, interrotta solo da piccoli villaggi costruiti con lamiera e argilla. Mi sono sentita piccola ma profondamente viva. Ad accoglierci c’erano i referenti dell’associazione locale, una ONG con cui Astrixion ha stretto una partnership per attivare percorsi di riforestazione certificata e coinvolgimento della comunità locale. Il calore umano di quel primo contatto è stato disarmante: sguardi sinceri, mani tese, nessuna barriera linguistica che il cuore non potesse superare.
La routine quotidiana: scandita dal sole e dalla marea
Le giornate iniziavano prestissimo. Alle 5:30, quando il cielo era ancora velato di blu e il gallo del villaggio cantava insieme ai muezzin della costa, ci svegliavamo con una tazza di chai caldo e banane dolcissime. Alle 6:00 eravamo già al punto di raccolta per il briefing tecnico. Ogni giorno controllavamo i dati rilevati dai sensori ambientali (che avevo contribuito a progettare per Astrixion): livelli di CO₂, umidità del suolo, salinità, temperatura. Lavoravamo con strumenti GPS, app di tracciamento dei crediti di carbonio, batterie solari portatili e report digitali, integrando tecnologia e pratiche tradizionali.
La parte operativa cominciava verso le 7:00: ci inoltravamo a piedi per chilometri tra sentieri sterrati, distese di palme e fanghi di marea. Le nursery di mangrovie, curate in parte da donne locali e in parte da gruppi di giovani volontari, erano veri laboratori naturali. I germogli venivano prelevati con cura, trasportati in contenitori riciclati e poi trapiantati nelle zone soggette a erosione costiera o deforestazione critica.
Ogni gesto era lento, preciso, consapevole. Piantare una mangrovia è un atto d’amore e tecnica: serve la marea giusta, la profondità corretta, la distanza ideale tra le piante. Durante l’intero processo raccoglievamo dati biometrici e ambientali, necessari per il monitoraggio scientifico e la validazione dei crediti di carbonio.
La componente umana: donne, bambini e comunità
Uno degli aspetti più toccanti di questa esperienza è stato il lavoro con le donne della comunità locale. Con loro si è creata fin da subito una sorellanza silenziosa, fatta di risate, complicità e gesti condivisi. Molte di loro, grazie alla collaborazione con Astrixion, hanno trovato una nuova fonte di reddito e di dignità. Conoscevano perfettamente il ciclo delle maree, il comportamento del suolo, la salute delle piante. Le loro competenze erano un patrimonio prezioso, spesso ignorato dai progetti top-down occidentali. E invece, noi le abbiamo poste al centro.
Nel pomeriggio, dopo il pranzo a base di riso, lenticchie e cocco, ci dedicavamo a momenti formativi. Con i bambini delle scuole locali abbiamo creato un piccolo orto didattico, usato bottiglie di plastica per il riciclo creativo, e insegnato nozioni di base sull’Agenda 2030. La dimensione educativa di questa esperienza è stata incredibilmente arricchente. Ho tenuto diverse mini-lezioni rivolte agli adulti sulla gestione dei rifiuti, il valore della biodiversità e l’importanza di proteggere le mangrovie come ecosistema vitale per la pesca e per la resilienza climatica.
Tecnologia, dati e sostenibilità reale
Ogni giorno terminava con la raccolta dati: attraverso i sensori Astrixion, installati in diverse aree di intervento, misuravamo i cambiamenti microclimatici e stimavamo il potenziale assorbimento di carbonio delle piante. Le mangrovie sono tra gli alberi più efficienti al mondo per la sequestrazione di CO₂: fino a 4-5 volte più efficaci delle foreste tropicali terrestri.
L’integrazione tra tecnologia e sostenibilità è stata il cuore pulsante di questa esperienza. Il mio obiettivo era testare sul campo una piattaforma integrata di tracciabilità ambientale, che possa essere proposta alle aziende italiane e internazionali come sistema certificato per la generazione di carbon credits e il coinvolgimento in progetti di responsabilità sociale d’impresa.
L’impatto emotivo: gratitudine, umiltà e forza
Ma oltre ai dati, oltre ai numeri e agli strumenti, ciò che porto con me è una trasformazione interiore. Questa esperienza in Kenya mi ha restituito il senso della lentezza necessaria per fare le cose bene, il valore della relazione autentica con la natura e con gli altri, la forza che nasce dall’azione condivisa. Ho sentito sulla pelle il significato del termine “sostenibilità” non come slogan, ma come pratica quotidiana, concreta, tangibile.
Astrixion for Planet non è un progetto, è un modo di stare al mondo
Oggi, quando parlo di Astrixion for Planet, lo faccio con una consapevolezza diversa. Non è solo un insieme di servizi, consulenze, sensori o metriche ESG. È una scelta di vita, un invito a sporcarsi le mani, a mettersi in gioco davvero. Quello che ho imparato in Kenya non si trova nei libri né nei manuali: è nella terra bagnata dalle maree, negli occhi di una bambina che abbraccia un seme da piantare, nella voce di una donna che canta piantando il futuro.
E io, quel futuro, ho deciso di coltivarlo ogni giorno, un albero alla volta.



